COMUNITA' RUTIGLIANO 3
venerdì 14 ottobre 2016
domenica 2 ottobre 2016
"PER PASSARE DALL'EMOZIONE ALL'AZIONE"
Anche a Rutigliano le tre Comunità MASCI impegnate alla raccolta firme per la petizione sul riconoscimento dei diritti civili per i migranti
mercoledì 28 settembre 2016
CONSIGLIO REGIONALE MASCI PUGLIA 18 SETTEMBRE 2016
Il 18 settembre 2016 si è tenuto a Rutigliano il Consiglio Regionale MASCI PUGLIA
ospiti della Comunità Rutigliano 3.
Nel video, alcuni momenti dell'incontro.
martedì 6 settembre 2016
giovedì 23 giugno 2016
"LETTERA APERTA" DI PAOLO DELLA COMUNITA' RUTIGLIANO 3
amicìzia s. f. [dal lat. amicitia, der. di amicus «amico»]. – 1. a. Vivo e scambievole affetto fra due o più persone, ispirato in genere da affinità di sentimenti e da reciproca stima: a. profonda, pura, disinteressata.
Scusate se
mi permetto di scrivervi due parole, non
sono un oratore e tendenzialmente sono restio ad esprimere i miei sentimenti,
le mie emozioni, ma, giunto ormai la
fine di questo anno associativo, volevo ringraziarvi per quello che avete
rappresentato per me.
Sapete bene
che quello appena trascorso è stato un anno molto particolare, che ci ha messo
a dura prova; le lotte, le discussioni, il travaglio interiore che ha preso
tutti noi e che ci ha spinto ad intraprendere una strada nuova. E poi piano piano,
siamo ripartiti, ci siamo stretti l’un l’altro, abbiamo lavorato, ci siamo
divertiti, abbiamo fatto Strada, abbiamo fatto Comunità (di intenti, di azioni ).
Per questo,
GRAZIE, avete rappresentato per me tutto quello che è la mia percezione dello Scoutismo,
quello con la S maiuscola.
Auguro a
tutti di mettere lo zaino in spalla e camminare insieme facendo strada: camminanti, non erranti, e non quieti.
Siamo dello
stesso sangue, tu ed io!
Paolo
sabato 18 giugno 2016
LA COMUNITA' MASCI RUTIGLIANO 3 ALL'INCONTRO CON ENZO BIANCHI
«Quello di cui la Chiesa deve occuparsi sono le storie d’amore – dice Enzo Bianchi – quindi dell’inclusione di separati e divorziati, delle famiglie “atipiche” e degli omosessuali. Il mondo è cambiato, bisogna comprendere che la sessualità è cambiata. Per fortuna nessuno dice più che l’omosessualità è una malattia, ma resta il fatto che è sicuramente un enigma che tutti devono accettare. Infierire su quelle che sono delle persone già messe alla prova dalla vita, è pura cattiveria integralista. Bisogna imparare una nuova grammatica antropologica, ricordare che il cristiano ha un profondo rispetto per il mistero della persona, della vita altrui, attua e professa la carità umana.
È compito della Chiesa e dei suoi Pastori includere, piuttosto che mettere ai margini; seguire prove e difficoltà dei soggetti che si trovano nella situazione di dover venire meno al giuramento del matrimonio. Il buon pastore aiuta a discernere, ovvero a operare secondo la propria coscienza.
Nella Chiesa Cattolica invece negli ultimi decenni è stata vietata la libertà di coscienza, ogni libera scelta veniva condannata a priori, e ci vorrà ancora molto tempo per abituare le nuove generazioni ad agire secondo coscienza. Dobbiamo cambiare prospettiva in maniera critica, comprendere che l’eucarestia non è un premio per i cristiani forti, ma per i fedeli deboli, se non sono guidati dalla consapevolezza.
Esercitare la propria coscienza significa vivere un fede matura. Chi ha coscienza non ha paura di niente e di nessuno e va avanti con la schiena dritta. La nostra consapevolezza è il dono più grande di Dio, cosa che purtroppo, per centinaia di anni, ci è stato tenuto nascosto».
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